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PREMIO GIORNALISTICO VBG

L’uomo: innovazione vecchia o nuova?

 

Abbiamo il 5G, l’intelligenza artificiale, gli assistenti personali, che utilizzano Internet per soddisfare ogni esigenza e tanto altro. Tutte queste, però, sono innovazioni che sembrano già vecchie. Ne esiste una sempre “nuova”? Sì, la possiamo vedere ogni giorno, anche se non ne conosciamo ancora tutte le caratteristiche: l’uomo, una creatura fantastica, completa, in grado di adattarsi a tutto, la cui unica costante è il mutamento, che negli ultimi decenni ha assunto un ritmo sempre più accelerato.

Nell’alba della storia, invece, si viveva senza l’ossessione del tempo, senza una casa e si mangiava tutto quello che ci capitava a tiro; frutta, verdura. Poi l’uomo ha capito, tramite la cultura e l’ingegno, che poteva avere di più. E si diede da fare. Iniziò a cacciare e ad allevare gli animali, ma anche a usarne il pelo per proteggersi dal freddo. Sviluppammo il pollice opponibile, per afferrare nuovi oggetti e abitammo nelle grotte, utilizzandole come rifugi dalle bestie feroci e come luogo dove poter dormire.

Da allora i cambi di panorama e orizzonti sono stati tanti, muovendosi nei secoli a venire sempre in bilico tra la continuità col futuro o la rottura col passato. L’uomo ha capito così di possedere difetti e pregi, ma anche limiti, ostacoli da oltrepassare, orizzonti nascosti da una siepe. Senza di essi non saremmo umani, perché ognuno ha le proprie difficoltà e cerca in tutti i modi di superarle. Se vi riesce torna a rivedere le stelle, la luce o l’infinito, lo stesso che Leopardi amava tanto. Lo stesso che non ci fa aver paura dei salti. Sembrano delle rotture con il tempo andato, ma sono una ricetta per realizzare il futuro che nel passato e contenuto, come il bambino nel ventre della madre.

Ecco perché, anche se siamo solo di passaggio, cerchiamo di lasciare un segno, una vita. A differenza delle macchine abbiamo sentimenti, felicità, gioia, noia, malinconia, disperazione, speranza e desiderio di verità. Siamo seduti su una bomba atomica? Sì, ma possiamo non farla esplodere, disinnescarla e cambiarla per cambiarci. Oggi, dal nostro punto di arrivo, siamo in grado di vedere il cammino per arrivare fin qui, passando dalla caverna all’astronave. E il domani? Rimane ancora il “tutto da pensare” di Heidegger, ma è questa la sfida: accettare quel desiderium novi che, da sempre, è il segreto destino innovativo dell’uomo.

 

Classe V BG I.I.S. “Caterina da Siena” Milano


Pubblicata il 06 novembre 2019

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