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Il coraggio è fuoco, il bullismo è fumo

L’illusorio anonimato di Internet agevola sentimenti e pensieri aggressivi. È così che la Rete si trasforma in un pericoloso nemico, portando le conseguenze al di là delle intenzioni iniziali. Uno scherzo di cattivo gusto, un video compromettente possono fare il giro del mondo, diventando cyberbullismo. Di questo e di altri temi si è parlato lo scorso 10 maggio, presso l’auditorium “San Fedele”, grazie alla Fondazione “Corriere della Sera” nell’incontro “Bullismo, cyberbullismo, molestie”. Sul palco con Paolo Picchio, padre di una Carolina una quattordicenne che si è suicidata a causa dei bulli, sono intervenuti i giornalisti del quotidiano di Via Solferino, Mario Porqueddu, Elvira Serra, Elena Tebano, Giusi Fasano, l’attrice Valentina Romani e Ivano Zoppi, direttore della fondazione dedicata a Carolina. Tra il numeroso pubblico, c’erano pure i ragazzi della IV BG del “Caterina da Siena”, che hanno rivolto delle domande ai relatori e hanno potuto scattare delle foto con Roberto Stringa, direttore della Fondazione “Corriere della sera” e con Valentina Romani, protagonista del film di Ivan Cotroneo “Un bacio”.

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Tu sei forte, il bullo no

Frasi dure, che squarciano. Frasi per l’ultimo, disperato, grido di dolore: «Le parole fanno più male delle botte. Ma a voi non fanno male? Siete così insensibili?» Dopo averle scritte, Carolina Picchio, 14 anni, si suiciderà lanciandosi nel vuoto. Da allora il padre, Paolo Picchio, ha deciso di parlare con i ragazzi, di non lasciarli soli: «lo faccio per la mia Carolina, - ha scritto - perché quello che è successo almeno serva a qualcosa in futuro. Non c’è giorno che io non pensi a lei e di notte la sogno quasi sempre». Quel sogno lo aiuta a vivere, come ha raccontato lo scorso 10 maggio, presso l’auditorium “San Fedele”, grazie alla Fondazione “Corriere della Sera”. Sul palco con lui sono intervenuti i giornalisti del quotidiano di Via Solferino, Mario Porqueddu, Elvira Serra, Elena Tebano, Giusi Fasano, l’attrice Valentina Romani e Ivano Zoppi, direttore della fondazione dedicata a Carolina.

Gli studi presentati nel corso dell’incontro “Bullismo, cyberbullismo, molestie” affermano che una donna su due è stata molestata almeno una volta nella sua vita. È accaduto, allora, a una nostra parente, a un’amica o, addirittura, a te che stai leggendo... Per quanto riguarda gli uomini se ne registra uno su cinque. Il dato è più basso, ma deve farci, comunque, riflettere, ripartendo dalle parole e dai gesti. Elvira Serra, che ha confessato di essere stata importunata l’anno scorso su un treno diretto all’aeroporto di Malpensa, ci ha fatto capire come una carezza, una dimostrazione d’affetto, possa diventare negativa se non voluta, perché fatta sul ginocchio da uno sconosciuto.

Per non essere sopraffatti, quindi, occorre confidarsi con qualcuno: un amico, un fidanzato, un professore, un carabiniere o un poliziotto. Parlando si può trovare conforto, sicurezza. Non bisogna aver paura di ammettere che ci sia un problema, anche se è difficile, anche davanti alle porte chiuse o a chi minimizza. Quando una ragazzo prova a buttarsi di sotto, non è solo una ragazzo che lo sta facendo: siamo tutti noi. Se qualcuno decide di farla finita, non lo sta facendo da solo: una piccola spinta arriva da tutti quelli che erano lì e non hanno visto, non hanno fatto, non hanno detto. Tutti noi, proprio tutti, siamo quelli che quando succedono cose come questa devono vedere, fare, dire, anzi urlare una parola, una sola: basta!

 

Ludovico Albertini


Pubblicata il 17 maggio 2018

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